Franco Simone Racconta/ “Io e la Dittatura Argentina”

Pubblicato: agosto 24, 2009 da snavigando in Attualità, Tv & spettacolo
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Franco SimoneE’ di questi giorni la notizia della censura  che il regime militare argentino, al potere dal 1976 al 1983, ordino’ sulle canzoni straniere. Vennero messi al bando brani di John Lennon, Eric Claptpn, Pink Floyd, Queen, Roberto Carlos, Astor Piazzola, Joan Baez, Rod Stewart, Charles Aznavour, Victor Jara. Anche la musica italiana, a quanto ha rivelato la stampa argentina, e’ stata oggetto delle attenzioni del regime. Fu censurato il brano “Mia” cantato da Nicola di Bari, Gino Paoli (“La donna che amo”), Lucio Battisti (“E penso a te”), Claudio Baglioni (“Questo piccolo grande amore”), Raffaella Carra’ (“Tanti auguri”), Matia Bazar (“Solo tu”).
Le ragioni della censura? Secondo i militari si trattava di «canzoni il cui testo è considerato non adatto a essere diffuso dai servizi di radiodiffusione». Nell’elenco manca Franco Simone, musicista conosciutissimo  in quegli anni anche in America Latina. La ragione, come spiega nella lettera che pubblichiamo, e’ che non fu censurata una sua canzone ma proprio lui, Franco Simone, “colpevole” di essersi rifiutato di cantare per le alte gerarchie del regime. (cva)

Nel 1981 in Argentina (come era già successo una decina di volte con altri brani) ero al primo posto delle classifiche di vendita dei dischi col brano “Tu per me”. A Cordoba, dove mi trovavo per un concerto allo stadio, fui invitato dai militari argentini a ritirare un premio in presenza di circa 5.000 militari.
Rifiutai senza esitazione l’offerta che, a mio avviso, nascondeva semplicemente la volontà di usare il mio nome per fare pubblicità ad un regime col quale non volevo avere nulla a che fare, perché, come ben sanno tutti quelli che mi hanno contattato in quegli anni e dopo, io cantavo unicamente per il pubblico, quel pubblico che non mi faceva mai mancare il suo affetto e, fortunatamente, continua a farlo.
Ho sempre pensato che, prima di essere artisti di successo, occorra essere persone dotate di dignità e non avrei rinunciato a questa mia convinzione per tutto l’oro del mondo.
Il mio comportamento a Cordoba fu talmente deciso che i miei impresari del momento mi dissero che quel mio volermi tenere lontano da quel regime mi sarebbe costato moltissimo, a causa del mancato lavoro e delle mancate occasioni promozionali. Fui ugualmente irremovibile.
Di conseguenza fui immediatamente e completamente CENSURATO e, nonostante il mio enorme successo, il mio nome per lungo tempo smise di circolare in Argentina.
La tanto attesa caduta del regime dittatoriale mi ha poi permesso di tornare da quelle parti e di riappropriarmi di un contatto col pubblico che mi era stato negato.
I mezzi d’informazione hanno potuto finalmente raccontare la verità sul mio non-rapporto con la dittatura argentina.
Il mio nome non compare negli elenchi che riportano le canzoni censurate per il semplice fatto che, come Joan Manuel Serrat o Mercedes Sosa, io venni censurato in toto, non per un singolo brano.
Queste cose sono anche state raccontate in mia presenza da alcuni argentini a Red Ronnie che a Buenos Aires ha girato un interessante documentario televisivo sui rapporti tra musica e società. Il racconto di Franco Simone (AGI)

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commenti
  1. annamaria ha detto:

    felice di capire attraverso questo articolo che oltre a essere un cantante meraviglioso ha dei principi morali che lo valorizano ancora di piu.COMPLIMENTI.

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